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Il primo Duomo di San Gregorio Magno  

Come tramandano tutte le fonti in nostro possesso il Duomo di San Gregorio Magno fu voluto da Papa Gregorio XIII, il quale, visitando i dintorni di Frascati e spingendosi fino a Monte Porzio, colpito dalle condizioni di vita della popolazione, priva di assistenza spirituale, il 1 giugno 1580 decretò con propria Bolla che venisse costruita una chièsa dedicata a San Gregorio Magno.

La Parrocchia di San Gregorio Magno venne eretta canonicamente l'anno seguente, nel 1581.

La chiesa venne edificata nel punto più alto del colle (451 m), sul terreno donato da Giovanni della Molara. Secondo quanto disposto nella Bolla

essa fu costruita ampia e capace, con fonte battesimale e cimitero, ornata dì pitture ed arredi; venne poi dotata di rendite, fu assegnata in giuspatronato alla famiglia del Papa (i Boncompagni) e, per evitare che dovesse sottostare alla Chiesa di Frascati, venne elevata ad Arcipretura, con privilegio di nomina ai Cardinali della famiglia papale.

 

 

 

 

 

 

 

misure in metri del Duomo

Purtroppo non ci è giunta alcuna notizia sulla sua prima edificazione, se non un disegno ad essa coevo.

 

Si è invece conservato il suo portale d'ingresso: esso è l'attuale portale d'ingresso della casa parrocchiale,

ove è ancora ben visibile e leggibile l'iscrizione dell' architrave "D. GREGORIO" (A San Gregorio).

 

 

 

 

 

Nel 1616 questa chiesa fu trasferita, in stato di completo abbandono, in giuspatronato alla famiglia Borghese e Scipione Borghese, tra il 1616 e il 1623, si preoccupò di restaurarla per riconsegnarla al culto divino.

Dai resoconti delle Visite apostoliche del 1636 e del 1660 abbiamo notizie del suo aspetto interno: di forme "ampie e magnifiche", a navata unica con tre altari, il Duomo conteneva pale e arredi liturgici pregevoli.

Nulla si sa dell'architetto che la progettò (forse Martino Longhi, architetto di fiducia di Gregorio XIII ed attivo a Frascati negli anni precedenti) e degli artisti che vi lavorarono per abbellirla con le loro opere.

Questo primo Duomo di S. Gregorio Magno venne poi distrutto nel 1666, quando fu abbattuto per costruire l'attuale, utilizzando l'area già occupata dal vecchio con l'aggiunta di una parte di terreno retrostante.

 L'attuale Duomo di San Gregorio Magno 

 La prima pietra dell' attuale Duomo di S. Gregorio Magno (che sorge sulle rovine del primo del 1580, v. sopra) fu posta, secondo le fonti, il 20 luglio 1666

 

II Principe Giovan Battista Borghese, proprietario di Monte Porzio, affidò la direzione dei lavori all'architetto Carlo Rainaldi (1611-1691), il migliore allora attivo a Roma (sue sono la Chiesa di S. Maria in Campitelli, la facciata di S. Andrea della Valle, la tribuna di S Maria Maggiore, la risistemazione di Piazza del Popolo) ed architetto di fiducia della Famiglia Borghese.

Costruito - secondo alcune fonti - grazie ad un lascito di 100.000 scudi che tal Grazio Ricci di Novara destinò a Paolo V per la costruzione di una nuova chiesa, il Duomo (che costò 48.224,15 scudi) si impone ancor oggi in tutta la sua maestosa grandezza.

Lodato per la sua munificenza fin dalla Visita Apostolica del 1680, il Duomo è citato in tutte le fonti edite ed inedite, antiche e recenti, relative a Monte Porzio.

I lavori di costruzione del Duomo furono completati nel 1672, quelli di decorazione e rifinitura nel 1684 ca..

Il Rainaldi si contornò, per la fabbrica del Duomo, di collaboratori preziosi, artisti prestigiosi ben noti negli ambienti artistici romani: Pietro Jacomo Mola (costruzione, decorazione interna); Francesco e Cosimo Fancelli (decorazione plastica); e, per quanto riguarda i pittori delle tele degli altari, Giacinto Brandi, Ciro Ferri e Guglielmo Courtois (v. oltre), che sono tra le figure più importanti dell'ambiente artistico romano nel 1670-80.

Il Duomo venne consacrato dal Card. Enrico Duca di York, 115° vescovo di Frascati, il 1 giugno 1766.

La facciata è a doppio ordine di lesene, in pietra sperone, con capitelli dorici e ionici, alternata a specchiature in piccoli mattoncini, ed è coronata da un frontone triangolare contenente un grande stemma marmoreo.

Al centro si apre il portale d'ingresso (sormontato dalla scritta: DIVO GREGORIO MAGNO DICATUM - Dedicato a San Gregorio Magno),

 con frontone ricurvo, cui corrisponde, nell'ordine superiore, una grande e luminosa finestra rettangolare con cornice sagomata.

Ai lati della facciata, leggermele arretrati, sono i due campanili con orologio e cella campanaria.

La chiesa, a pianta a croce greca con un'accentuazione della profondità del presbiterio rispetto alle braccia laterali, ha tre altari e due piccole cappelle vicino all'ingresso. All'incrocio delle braccia si imposta la cupola ribassata. Gli altari, chiusi da balaustre, sono inquadrati da un imponente arco a tutto sesto poggiante su una trabeazione a dentelli alta e continua, sostenuta da alte paraste concluse da eleganti capitelli compositi.

 Nelle quattro brevi pareti sono altrettante aperture (che conducono alla sacrestia, alla casa parrocchiale e alle due cappelle laterali), sormontate da quattro coretti ornati dal drago (nella parte inferiore) e dall'aquila (nella superiore) che sono nello stemma araldico dei Borghese e, oggi, anche nel gonfalone di Monte Porzio C.

 

All'interno, oltre gli Altari e le Cappelle (v. oltre), sono da notare: i quattro confessionali (disegnati da Rainaldi ed eseguiti da A. Aleggi,

 costituiscono una testimonianza del legame tra il Duomo e la chiesa romana di S. Maria in Campitelli, anch' essa opera di Rainaldi, perché identici nelle due); i 14 quadri della Via Crucis (XVIII sec.); la statua di S. Antonio Ab. (XVII sec ) e il grande organo (XIX sec.) posto sopra la bussola.

Le acquasantiere sono di Francesco Fancelli , figlio di Carlo Fancelli e fratello del più famoso Cosimo, Francesco nacque a Roma nel 1624 dove morì nel 1681. Egli lavorò per la famiglia Borghese dal 1659 al 1681 partecipando a quasi tutti i lavori intrapresi da Giovan Battista.

  

 

 ALTARE MAGGIORE - PRESBITERIO   

 La pala dell' Altare maggiore, opera di Giacinto Brandi (Poli 1621 - Roma 1691), raffigura S. Gregorio Magno, rivestito dei paramenti liturgici e ben riconoscibile per la presenza di una colomba - simbolo dello Spinto - sulla sua testa, inginocchiato di fronte alla Vergine (così come è raffigurata nell'icona della Salus Populi Romani conservata in S Maria Maggiore, basilica nella quale è presente una cappella Borghese e alla quale Rainaldi lavora) che, assisa in trono e circondata da angeli, ha in braccio il bambino Gesù. Attorno al papa stanno varie persone imploranti, alcune delle quali recano una croce astile e un cero. Sullo sfondo, a destra, è riconoscibile il profilo di Castel Sant' Angelo con un angelo in atto di rinfilare la spada nel fodero.

Il soggetto raffigurato si riferisce ad un episodio della vita di S. Gregorio (590-604) che, durante una terribile pestilenza che colpì Roma, ordinò che durante la processione di S. Marco, da lui istituita, i fedeli si facessero un segno di croce sulla bocca e innalzassero suppliche a Dio. Ciò fatto l'epidemia regredì e terminò completamente quando un angelo, in atto di rinfoderare la spada, comparve sulla sommità della Mole Adriana, da allora chiamata dai Romani Castel Sant' Angelo.

La scelta del soggetto è probabilmente da mettere in relazione alla nuova epidemia dì peste che si era diffusa a Roma nel 1656, pochi anni prima cioè della realizzazione della pala, dipinta tra il 1666 e il 1674.

Nel presbiterio sono da segnalare il coro ligneo e i due "stendardi" delle Confraternite cittadine di Sant' Antonino M. (a destra) e del S. Sacramento (sinistra).

Il primo risale alla metà del Novecento e raffigura la gloria di S. Antonino; il secondo, datato 1807, eseguito a spese dei Confratelli di allora e della famiglia Borghese, raffigura il SS.mo e i patroni della Confraternita.

 Altare della MADONNA DEL ROSARIO

 La pala d'Altare, opera di Guglielmo Courtois (St. Hippolyte 1631 - Roma 1676), raffigura la Madonna del Rosario. A sinistra della tela, in alto, assisa sulle nuvole è la Vergine con il Bambino Gesù contornata da angeli. Al centro del dipinto sono altri angeli in volo con panneggi dai colori vivaci (rossi, azzurri, verdi), che si rivolgono verso S. Domenico e S. Caterina inginocchiati, in primo piano, nell'atto di ricevere il Rosario Accanto a S. Domenico è raffigurato il cane, suo simbolo.

Commissionata dal Principe Giovan Battista Borghese, la tela risale con tutta probabilità al 1673.

Sotto l'Altare è posta l'urna contenente il corpo di Santa Laconilla, vergine e martire. Non si hanno di lei che le scarne notizie desumibili dalle due iscrizioni marmoree poste sulle pareti laterali della cappella stessa: dalla prima, rinvenuta presso la sua sepoltura catacombale, il nome e l'età (30 anni); dalla seconda che il 12 ottobre 1783 il Card. Duca di York, con rito solenne, ne traslava il corpo (donato dall'agostiniano Giovan Domenico Segarelli) dalle catacombe di S. Lorenzo in Roma, ove era stato rinvenuto, al Duomo, ponendo egli stesso l'urna della Santa sotto l'Altare che consacrava.

 

 

Altare di SANT' ANTONIO DA PADOVA

 La pala dell' Altare, opera Ciro Ferri (Roma 1634 -1689), raffigura S. Antonio da Padova. In primo piano a destra inginocchiato è S. Antonio vestito dal saio francescano con le mani giunte posate su un libro aperto su un tavolo. Vicino al libro sono alcuni gigli, simbolo iconografico del Santo. Il volto del Santo è rivolto a sinistra, in alto, verso Gesù Bambino che cinto in un panneggio azzurro, è seduto su una nube dorata sollevata da una gloria di angeli. Commissionata anch'essa dal Principe G.B. Borghese, la tela risale al 1674 e risente dell'opera di Pietro da Cortona, maestro del Ferri.

Sotto l'Altare è posta l'urna contenente il corpo di Santa Giustina, vergine e martire.

Non si hanno notizie certe su di lei. Secondo uno scritto agiografico del 1866, questa giovanissima romana si consacrò a Dio sin dalla più tenera età. Ricevuto da un tiranno l'ordine di sacrificare a Giove, rifiutò, fu torturata e imprigionata. In carcere scacciò visioni infernali facendosi il segno della Croce. Di nuovo ricevuto l'ordine di tradire Cristo, di nuovo rifiutò avviandosi ai martirio il 6 ottobre 306. Il suo corpo fu tumulato prima nelle catacombe di S. Agnese sulla via Nomentana a Roma, poi in una chiesa.

Per molto tempo il corpo di questa martire è stato custodito nella cappella del palazzo della Fam. Statuti a Monte Porzio. Dopo una permanenza nell'Oratorio della Confraternita di S. Antonino, è ora in Duomo.

 

 

Cappella di SANT' ANTONINO MARTIRE, PATRONO DI MONTE PORZIO CATONE

 Questa cappella del Duomo è dedicata ai Patrono principale di Monte Porzio Catone: Sant' Antonino M..

Di luì si sa pochissimo: arabo, nativo di Apamea di Siria, Antonino è vissuto all' incirca nel III secolo d.C.. Di professione scalpellino, cristiano battezzato, viveva il vangelo ed annunciava con la sua vita il Signore. Muore martire (cioè "testimone" di Cristo), lapidato al tempo delle persecuzioni di Diocleziano (303-305), le più lunghe e violente che l'antichità abbia mai conosciute.

Così anche attestano le poche righe a lui dedicate nei nuovo Martirologio Romano (ed. 2002) che ne fissa la festa liturgica il 2 settembre, giorno del suo martirio.

La diffusione del suo culto presso Monte Porzio si deve ad alcuni monaci orientali che, alla fine del VI sec. d.C. (580 circa), per sfuggire all'invasione persiana di Siria, Palestina, Egitto e Asia Minore, si diressero verso l'Europa e si stabilirono alle falde della nostra cittadina, vicino l'antica chiesa rurale che, già tempio pagano nel I sec. d.C. fu ribattezzata con il nome e la memoria di S. Antonino: cosi viene chiamata, nel 1074, dal papa Gregorio VII nella bolla con cui ne faceva dono all'Abate di Montecassino: "... ecclesia una, vocabulo S. Antonini, sita in territorio Montis Porculi...".

Il suo culto è diffuso in Italia (nel Lazio a Pofi, Castelnuovo di Porto, Farà Sabina, Pico Farnese, Grotte di Castro; Calabria), Francia (Pamièrs), Spagna (Paleggia). Proprio dalla penisola iberica proviene la reliquia (parte dell' omero destro di S. Antonino) che fu fatta arrivare a Monte Porzio dal Card. Duca di York, nel 1772, in occasione della consacrazione dell' Oratorio della Confraternita di S. Antonino, appena costruito.

Nella cappella si conservano alcune pietre tolte dal martyrion  (luogo della custodia delle reliquie dei martiri) e dal pavimento dell'antica Chiesa di Apamea di Siria.

 Cappella della BEATA VERGINE MARIA

 Questa cappella è dedicata alla Vergine Maria. La forte impronta e presenza mariane nel Duomo hanno spinto alcuni studiosi ad ipotizzare che esso sia stato, in una fase della sua storia, santuario mariano.

Al suo interno è visibile il fonte battesimale: per il pronunciato plasticismo e la contenuta semplicità della decorazione, quest'opera marmorea si fa risalire all'e­poca della costruzione del Duomo (1666).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonti :

1. Duomo San Gregorio Magno - PRO MANUSCRIPTO - MONTE PORZIO CATONE, GIUGNO 2002

2. la vicenda storica di Monte Porzio Catone e la committenza artistica di una grande famiglia romana i Borghese di Rossella Vodret Adamo